“Diciamo no al riarmo”: l’intervento delle reti pacifiste alla manifestazione “Democrazia al lavoro”

“Diciamo no al riarmo”: l’intervento delle reti pacifiste alla manifestazione “Democrazia al lavoro”

Care amiche e amici, compagne e compagni,

mai come negli ultimi mesi il mondo è stato attraversato da guerre e da violenze. Sono oltre 50 i conflitti armati con centinaia di migliai di vittime e decine di milioni di profughi: città distrutte, ambiente devastato, economie crollate.

E’ ora di dire basta.

E’ ora di dire basta alla guerra in Ucraina, L’Europa deve essere attore di pace e non di guerra. Serve un cambio di rotta immediato per il cessate il fuoco e per un negoziato vero tra le parti con al centro l’Europa e la sicurezza comune.

E’ ora di dire basta all’oppressione e al massacro del popolo palestinese, come hanno fatto milioni di persone nelle nostre città nelle manifestazioni e negli scioperi degli ultimi mesi. Quello che è successo a Gaza ed in Cisgiordania è inaccettabile: quasi 70mila morti, una popolazione affamata, in fuga permanente, senza più assistenza e rifugio, coloni che attaccano i villaggi palestinesi in Cisgiordania, crimini di guerra che si sommano a pulizia etnica e genocidio. Serve un vero piano di pace ma fondato sul diritto internazionale e sulle Risoluzioni ONU. Diciamo NO ad ogni forma di violenza e di nuovo colonialismo, ma chi ha commesso crimini di guerra deve essere giudicato dalla Corte penale Internazionale e dalla Corte di Giustizia Internazionale. Senza se e senza ma. Niente deve rimanere impunito.

La guerra è un crimine.

La guerra non risolve i problemi: non li ha risolti in Medio Oriente, in Afghanistan, nel nord Africa, in Europa, ovunque. La guerra colpisce le popolazioni civili, i lavoratori e le lavoratrici. La guerra è sempre contro il lavoro.

Siamo da mesi in una escalation di guerre e conflitti armati. Siamo nel pieno di una terza guerra mondiale a pezzi, come diceva Papa Francesco.

Invece di disarmare, i governi si stanno gettando in una folle corsa al riarmo: quando ci si riarma, poi arrivano le guerre mondiali, come è successo nel 1914 e nel 1939.

Non possiamo accettare che si spendano 6800 miliardi di euro tra i 27 paesi dell’Unione Europea per le armi. Men che meno in Italia 700 miliardi per i prossimi 10 anni, quando non ci sono soldi per la sanità pubblica, per l’istruzione, per la transizione ecologica, per il lavoro, per il welfare.

Il riarmo è un affare per i mercanti di morte, non per i lavoratori.

Non abbiamo bisogno di più cacciabombardieri, ma di più scuole.

Non abbiamo bisogno di più carri armati ma di più ospedali.

Non abbiamo bisogno di nucleare, ma di pannelli solari.

Non abbiamo bisogno di più soldati ma di più infermieri.

Facciamo meno bombe e alziamo di più i salari.

Lo abbiamo detto alla marcia Perugia Assisi del 12 ottobre, lo diciamo con le campagne Stop Rearm Europe e Ferma il riarmo, cone le manifestazioni a Marzabotto il 15 giugno e a Roma il 21 giugno. Lo abbiamo detto nelle tantissiume manifestazioni di solidarietà con la popolazione palestinese, prima tra tutte quella enorme del 4 ottobre. Lo stiamo dicendo con la Carovana per un’economia di pace di Sbilanciamoci e Rete pace e disarmo che sta attraversando l’Italia.

Noi l’abbiamo detto sempre.

Se vuoi la pace prepara la pace. Se vuoi la pace svuota gli arsenali.

Se vuoi la pace, crea lavoro, promuovi i diritti, difendi l’ambiente. Se vuoi la pace, accogli i migranti e difendi i loro diritti.

Se vuoi la pace costruisci la giustizia nel mondo, la democrazia internazionale, difendi e riforma le Nazioni Unite.

La pace al primo posto.

La pace al primo posto, non solo come assenza di guerra, ma come pace positiva, fatta di lavoro, diritti, democrazia, giustizia sociale.

La Flotilla è stata un grande esempio di mobilitazione nonviolenta e la nonviolenza – anche quando è disobbedienza civile – è il nostro faro. Disobbediamo alla guerra, disobbediamo alla violenza, disobbediamo all’ingiustizia.

Ma noi siamo anche capaci di dire che bisogna obbedire. Obbedire all’articolo 11 della Costituzione che ripudia la guerraObbedire alla carta della Nazioni Unite che vuole evitare il flagello della guerra alle future generazioni. Obbedire alla dichiarazione dei diritti umani. Noi stiamo da una unica parte: dalla parte della giustizia, della solidarietà, della pace.

Sempre, ovunque.

 

 

Intervento letto da Francesca Giuliani a nome di Stop Rearm Europe, Ferma il riarmo, Sbilanciamoci e Rete Italiana Pace Disarmo alla manifestazione “Democrazia al lavoro” promossa dalla CGIL il 25 ottobre 2025