La risposta delle campagne per il disarmo umanitario alle ipotesi di ritiro dal Trattato contro le mine antipersona

La risposta delle campagne per il disarmo umanitario alle ipotesi di ritiro dal Trattato contro le mine antipersona

Questa dichiarazione congiunta è disponibile anche in Inglese, Tedesco, Spagnolo e Francese.

Come coalizioni della società civile globale che lavorano per ridurre l’impatto catastrofico della guerra attraverso il disarmo umanitario, esprimiamo grave preoccupazione per il fatto che i ministri della Difesa di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia abbiano invitato i loro Paesi a ritirarsi dal Trattato sulla messa al bando delle mine. Il ritiro aumenterebbe il rischio di morti e feriti tra i civili a causa di un’arma indiscriminata di limitata utilità militare. Inoltre, minaccerebbe decenni di progressi nel disarmo e, più in generale, nel diritto umanitario internazionale.

Il Trattato sulla messa al bando delle mine ha gettato le basi del “disarmo umanitario”, che mira a ridurre le sofferenze umane e i danni ambientali causati dalle armi. Dalla sua adozione nel 1997, il Trattato ha salvato molte migliaia di vite umane, prevenuto decine di migliaia di ferite invalidanti e rimediato ai danni subiti dai sopravvissuti attraverso il divieto delle mine antipersona e l’obbligo di distruggere le scorte, bonificare i campi minati e assistere le vittime. Il Trattato sulla messa al bando delle mine ha ispirato ulteriori sforzi di cooperazione per stabilire norme che regolano altre tipologie di armi. Gli Stati, la società civile e le organizzazioni internazionali hanno collaborato per affrontare l’impatto umanitario dei sistemi di armi autonome, delle munizioni a grappolo e delle armi nucleari, nonché del commercio di armi e dell’uso di armi esplosive nelle aree popolate.

Sebbene gli Stati che stanno pensando di ritirarsi dal Trattato sulla messa al bando delle mine abbiano legittime preoccupazioni di sicurezza, abbandonare una pietra miliare del diritto internazionale che sostiene la protezione dei civili durante e dopo i conflitti non è la risposta giusta a tali timori. In un’epoca di acutizzazione dei conflitti globali e di sfide al multilateralismo, gli Stati dovrebbero riprendere l’approccio cooperativo e incentrato sulle persone del disarmo umanitario. E dovrebbero unire le forze per difendere in modo inequivocabile il diritto internazionale che hanno creato collettivamente e i principi umanitari che esso incarna.

 

Questa dichiarazione congiunta è stata promossa dalle seguenti campagne internazionali:

International Campaign to Ban Landmines-Cluster Munition Coalition (ICBL-CMC)

Control Arms

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN)

International Network on Explosive Weapons (INEW)

Stop Killer Robots

e viene sottoscritta e rilanciata anche dalla Rete Italiana Pace Disarmo. L’elenco delle numerose altre organizzazioni sostenitrici è disponibile a questo link.

 

Immagine: Membri della Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (ICBL) protestano contro i trasferimenti di mine antiuomo dagli Stati Uniti all’Ucraina durante la Conferenza di revisione del Trattato sulla messa al bando delle mine del novembre 2024 in Cambogia. Crediti – ICBL, 2024