L’intervento di Rete Pace Disarmo all’ONU per la Conferenza del Trattato contro le armi nucleari
Intervento letto al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite di New York durante la sessione sulla “Universalizzazione” del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW)
Signor presidente, distinti delegati, amici della società civile e dei movimenti per il disarmo nucleare.
Vi ringrazio per l’opportunità che date alla nostra Rete Italiana Pace Disarmo (Italian Network for Peace and Disarmament), composta da oltre 60 organizzazioni della società civile, di portare un contributo nel dibattito sull’universalizzazione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari. Una norma internazionale che non è solo fondamentale in quanto la prima ad aver completamente messo al bando le armi nucleari, ma che è anche innovativa nel quadro degli accordi di disarmo per la modalità con cui viene implementata. Che prevede una collaborazione forte non solo tra gli Stati parti del trattato, ma anche tra tutte quelle forze sociali, scientifiche e di cittadinanza che vogliono costruire per il mondo un reale futuro senza la minaccia delle armi nucleari.
A tale aspetto fondamentale del TPNW dobbiamo aggiungere la rilevanza cruciale di un percorso di universalizzazione di questa norma che ci permetta, fra qualche anno, di avere al tavolo di questa Conferenza anche i paesi attualmente dotati di armi nucleari o quelli che rimangono sotto il loro ombrello protettivo. Come sapete l’Italia ospita testate nucleari statunitensi e ciò succede in altri Paesi europei, mentre gli altri membri continentali della NATO usufruiscono dell’ombrello fintamente protettivo degli ordigni nucleari (mentre la Francia e il Regno Unito sono dotate di proprie testate). In tal senso l’Europa, diversamente da quanto è successo per tutti gli altri Trattati di disarmo umanitario, si trova ora ad essere uno dei Continenti con meno paesi firmatari e ratificatori del TPNW. Situazione che ci preoccupa e ci delude molto (ed è per questo che insieme alla Campagna Senzatomica abbiamo lanciato l’iniziativa “Italia, ripensaci” volta a far cambiare posizione al Governo italiano).
Signor Presidente, distinti delegati.
Noi riteniamo che il cammino per una universalizzazione efficace del TPNW anche nel contesto dei cosiddetti “Paesi ombrello” si possa realizzare solo con uno sforzo congiunto tra Stati parti e società civile, come declinato positivamente nel piano di azione di Vienna elaborato al primo incontro degli Stati Parti. Mentre continuano gli sforzi della società civile per colmare quello che abbiamo chiamato il “gap di democrazia” (cioè il fatto che la grande maggioranza delle opinioni pubbliche e cittadinanze europee vorrebbe l’adesione al Trattato, ma i governi si rifiutano di ascoltare la loro richiesta), riteniamo che sarebbe opportuno provare a instaurare con i Paesi europei non firmatari un percorso di coinvolgimento ed ingaggio che vada oltre le strade usuali della diplomazia. Perché sappiamo che in alcuni casi questi sforzi lodevoli e opportuni vengono scorrettamente dipinti come ostacoli a percorsi di disarmo nucleare che troppi Stati ancora considerano possibili solo nell’ambito del Trattato di Non Proliferazione.
Come ha invece perfettamente sottolineato la Direttrice Esecutiva della nostra Campagna ICAN, Melissa Parke: “In tempi difficili come questi, potremmo essere portati a ridurre le
nostre aspettative, a temperare le nostre richieste. Ma più la posta in gioco è alta, più dobbiamo essere ambiziosi. In effetti, storicamente, alcune delle più grandi scoperte nel campo del disarmo sono emerse da situazioni di crisi. Il nostro obiettivo deve rimanere l’eliminazione, non il semplice prolungamento del periodo di non utilizzo delle armi nucleari. E dobbiamo insistere affinché l’eliminazione non sia un sogno lontano, ma una necessità urgente”.
La nostra proposta per andare oltre questi ostacoli è duplice. Da un lato creare o rafforzare alleanze regionali tra Stati parti, società civile, forze sociali per influenzare le decisioni dei Governi ancora fuori dal Trattato TPNW. Dall’altro cercare di costruire un terreno intermedio di confronto che eviti l’irrigidimento di scambi diplomatici che si ripetono ciclicamente senza sbocchi, ed entri più nel merito delle questioni relative agli impatti delle armi nucleari. Sappiamo infatti che molti Paesi europei hanno forte tradizione di intervento umanitario e aiuto (con strutture dedicate allo scopo) e dunque provare a strutturare con loro dei progetti in tal senso, a vantaggio delle comunità colpite, potrebbe creare quel terreno fertile di confronto che si potrebbe poi trasformare in una futura adesione al Trattato.
Riteniamo davvero che un approccio positivo agli obiettivi di universalizzazione del TPNW previsti nell’articolo 12 dello stesso si potrebbero raggiungere con progetti e percorsi inseriti nel quadro di quanto prevedono gli articoli 6 e 7 (Assistenza alle vittime, bonifica ambientale e cooperazione e assistenza internazionale).
Grazie per l’attenzione e per tutti gli sforzi collettivi verso l’universalizzazione del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari che stiamo facendo insieme.
