A 81 anni da Hiroshima e Nagasaki la memoria si fa azione: città territori si mobilitano per disarmo nucleare e difesa nonviolenta

A 81 anni da Hiroshima e Nagasaki la memoria si fa azione: città territori si mobilitano per disarmo nucleare e difesa nonviolenta

Numerose iniziative in tutta Italia nell’anniversario dei bombardamenti atomici. La Rete Italiana Pace e Disarmo: “Ricordare non basta, va costruita ora un’alternativa di pace e disarmo”. Rilanciata la raccolta firme per la difesa civile non armata e nonviolenta

A 81 anni dai bombardamenti atomici che il 6 e il 9 agosto 1945 distrussero Hiroshima e Nagasaki, numerose iniziative promosse dai gruppi e associazioni locali nostre partner attraversano l’Italia: da Padova a Brescia, da Rovereto a Cervia, da Verona ad Aviano. La Rete Italiana Pace e Disarmo le accompagna e le sostiene, perché fare memoria di quei giorni non significa celebrare un rito, ma riconoscere una minaccia ancora attuale e scegliere di prevenirla.

Le armi peggiori del mondo, ieri come oggi

Come ricorda sempre la campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, Premio Nobel per la Pace 2017, di cui la Rete Italiana Pace e Disarmo è partner italiano) le armi nucleari sono gli ordigni più distruttivi, indiscriminati e disumani mai create: una singola bomba è in grado di distruggere un’intera città. Nel 1945, a Hiroshima e Nagasaki, oltre il 90% delle vittime erano civili, tra cui circa 38.000 bambini. La devastazione fu tale che medici, ospedali e soccorsi vennero annientati, e chi entrò nelle città dopo le esplosioni per portare aiuto si ammalò a causa delle radiazioni. Gli effetti si sono estesi per decenni e attraverso le generazioni, con tumori e danni genetici ancora oggi presenti tra i sopravvissuti. Sono gli hibakusha, i sopravvissuti, ad averci consegnato la testimonianza più chiara: le armi nucleari e l’umanità non possono coesistere. È un monito che pesa sul presente, perché il rischio che oggi venga utilizzata un’arma nucleare, per errore o deliberatamente, è alto quanto non lo sia mai stato, mentre le nazioni dotate di questi arsenali aumentano le spese per modernizzarle (circa 120 miliardi di dollari nel 2025) con risorse sottratte a sanità, scuola, lotta alla povertà e alla crisi climatica.

Il TPNW e le città protagoniste

La strada indicata da ICAN, Senzatomica e Rete Italiana Pace e Disarmo è una sola: l’adesione al Trattato ONU sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW), in vigore dal 2021. Attraverso la campagna “Italia, ripensaci” si chiede al Governo italiano di ratificarlo, e attraverso l’ICAN Cities Appeal si mobilitano le amministrazioni locali. Questo protagonismo dei territori è oggi evidente: sono ormai 148 le città italiane che hanno sottoscritto l’Appello di ICAN, insieme alle Regioni Emilia-Romagna e Campania, per un insieme che rappresenta il 14,3% della popolazione italiana. Proprio in questi giorni Rovereto compie un ulteriore passo verso l’adesione, mentre Comuni già firmatari come Brescia, Padova e Cervia rinnovano il loro impegno. 

Dalla memoria all’azione: “Un’altra difesa è possibile”

Le iniziative di questi giorni non si fermano al ricordo: additano un’alternativa concreta. Occorre smontare le dinamiche di militarizzazione e riarmo che rischiano di trascinare il mondo verso una catastrofe, e costruire fin da ora percorsi di pace, disarmo e nonviolenza capaci di prevenirla. Per questo, a partire dalla manifestazione di Aviano davanti alla base USAF ma anche nell’appuntamento con le Lanterne di Pace a Verona, in questi eventi verrà rilanciata l’iniziativa per una difesa civile, non armata e nonviolenta e la raccolta di firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla campagna “Un’altra difesa è possibile”. Difendere le comunità senza le armi, investire in strumenti civili di prevenzione e trasformazione dei conflitti: è questa la risposta che la società civile oppone alla logica del riarmo.

Vale, oggi più che mai, l’appello di Setsuko Thurlow, sopravvissuta a Hiroshima e testimone per ICAN: “ogni persona uccisa aveva un nome ed era amata da qualcuno; a noi il compito di fare in modo che quelle morti non siano state vane”.

 

 


Le iniziative del 6 e 9 agosto 2026