Pubblicato il Nuclear Ban Monitor 2026: arsenali nucleari in crescita, come il sostegno al Trattato TPNW
Il rapporto “Nuclear Ban Monitor” di quest’anno individua due tendenze opposte: gli arsenali nucleari sono in crescita, mentre sempre più Paesi scelgono di rifiutare le armi nucleari e aderire al trattato sul bando.
I dati del Nuclear Ban Monitor (documento di analisi della situazione internazionale legata alle armi nucleari appena pubblicato) mostrano che il numero totale di testate nucleari nel mondo si attesta attualmente a una stima di 12.187. Questo numero include anche testate ritirate e dunque destinate allo smantellamento. Il numero di testate disponibili per l’utilizzo militare da parte dei nove Stati dotati di armi nucleari è aumentato ancora, raggiungendo quota 9.745 (incremento di 141 rispetto all’anno scorso) e con una potenza esplosiva combinata equivalente a più di 135.000 bombe di Hiroshima.
Di questo numero, 4.012 testate sono dispiegate su sistemi di lancio, tra cui missili balistici intercontinentali terrestri, missili lanciati da sottomarini e basi per bombardieri: 108 in più rispetto all’anno scorso.
Hans M. Kristensen, Direttore del Nuclear Information Project presso la Federation of American Scientists e uno dei principali estensori del Rapporto, ha dichiarato: «Il numero di testate disponibili per l’uso è aumentato costantemente dal 2017 e si prevede che continuerà a crescere. Cina, India, Corea del Nord, Pakistan e Russia hanno tutte continuato ad espandere i propri arsenali nucleari nel 2025». Kristensen ha aggiunto che questa tendenza sembra destinata a proseguire: «La Francia ha recentemente annunciato che aumenterà il numero delle proprie testate nucleari, e anche gli Stati Uniti d’America hanno piani per espandere il proprio arsenale».

Il Segretario Generale di Norwegian People’s Aid, l’organizzazione che pubblica il Nuclear Ban Monitor, Raymond Johansen ha aggiunto che questi sviluppi si stanno verificando sullo sfondo di conflitti armati sempre più intensi, del deterioramento dei quadri di controllo degli armamenti e dell’indebolimento dell’ordine internazionale basato su regole. «Quello a cui stiamo assistendo è più di una nuova corsa agli armamenti. È un’inversione delle limitazioni sui pericoli nucleari conquistate a fatica», ha sottolineato Johansen.
Più della metà del mondo ha aderito alla norma internazionale che abolisce le armi nucleari
Al tempo stesso, il sostegno al TPNW (Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari) continua a crescere. Nel settembre 2025, il Kirghizistan ha firmato il TPNW e il Ghana lo ha ratificato, un passo importante che ha contribuito a consolidare una maggioranza globale di Stati a sostegno del Trattato. Dunque alla fine del 2025 99 Stati (poco più della metà dei 197 presenti nel mondo) hanno aderito al trattato in qualità di parti o firmatari, e nel 2026 sembra probabile un’ulteriore espansione. «Superata la soglia della metà, il TPNW sta emergendo come uno strumento globale di primo piano. Il crescente sostegno a questo trattato riflette un riconoscimento sempre più diffuso del fatto che le armi nucleari rappresentano una minaccia fondamentale per la sicurezza globale, nonché una crescente richiesta di disarmo nucleare”, afferma Johansen. “Questo ci dà speranza.”
Gli Stati dotati di armi nucleari investono ingenti risorse nella modernizzazione e nell’espansione dei propri arsenali, mentre gli Stati che si collocano all’interno del loro ombrello di protezione sostengono attivamente e rafforzano tali politiche. Il Nuclear Weapons Ban Monitor, che pubblica rapporti annuali dal 2018, osserva che un numero crescente di Stati collegati ai nucleari sta assumendo un ruolo sempre più diretto nelle esercitazioni di attacco nucleare e nel supporto convenzionale alle operazioni nucleari. Le dinamiche regionali evidenziano ulteriormente il divario di opinioni sulle armi nucleari. Il sostegno al TPNW è forte nella maggior parte del mondo, in particolare in Africa e nelle Americhe, mentre una minoranza di 44 Stati si oppone al Trattato. Tre quarti di questa opposizione si concentrano in Europa, dove nel 2025 33 Stati su 47 si sono opposti al Trattato. Ciò riflette la quota sproporzionata di Stati sotto l’ombrello nucleare presenti nella regione: 29 dei 33 Stati del mondo (88%) sono europei. Di conseguenza, l’Europa si distingue come uno dei principali ostacoli al progresso verso l’universalizzazione del TPNW. I progressi verso il disarmo nucleare dipenderanno quindi in larga misura dai cambiamenti politici all’interno di questa regione, conclude il rapporto.
“Il mondo si trova a un bivio critico. Le scelte che i leader politici faranno nel 2026 saranno decisive”, afferma Johansen. “Devono decidere se considerare le armi nucleari una minaccia collettiva o una risorsa per la sicurezza nazionale. Queste scelte dovrebbero essere guidate da una chiara comprensione dei rischi inerenti alla deterrenza nucleare, compreso il potenziale sempre presente di perdita di controllo e di conseguenze umanitarie catastrofiche”. Il messaggio della maggioranza non nucleare degli Stati del mondo è chiaro: la sicurezza non può essere costruita sulla minaccia di distruzione di massa, e le armi nucleari devono essere eliminate ai sensi del diritto internazionale. Il Nuclear Weapons Ban Monitor mostra un mondo che si muove in due direzioni: verso una dipendenza sempre più profonda dalle armi nucleari da parte di un piccolo numero di Stati, e verso il rifiuto di tali armi da parte della maggioranza globale attraverso il TPNW.
