Premeditata: espansione e spesa degli arsenali nucleari
Il costo nucleare “invisibile”: nel 2025 i nove Stati dotati di armi nucleari hanno speso 16,8 miliardi di dollari (19%) in più per i propri arsenali nucleari rispetto all’anno precedente, per un totale di 119 miliardi di dollari, ovvero 3.768 dollari al secondo spesi in armi nucleari. Negli ultimi cinque anni, dal 2021 al 2025, questi paesi hanno speso complessivamente 471 miliardi di dollari per i loro arsenali nucleari.
(Di seguito il testo introduttivo del Report “Premeditata: espansione e spesa degli arsenali nucleari” con cui la Rete Italiana Pace Disarmo mette a disposizione anche in italiano le analisi e gli studi di ICAN sulle spese militari nucleari, sugli intrecci con la finanza armata e sulle alternative possibili e più sensate di disarmo)
Anche quest’anno, come emerge da questo nuovo Rapporto ICAN, la corsa agli armamenti nucleari non ha rallentato: è accelerata. Non parliamo più di un aumento contenuto o occasionale, ma di una traiettoria costante che dura da anni, con incrementi a doppia cifra che si ripetono report dopo report. Ogni dodici mesi i nove Stati dotati di armi nucleari destinano più risorse a bombe capaci di cancellare intere città, mentre il resto del mondo fatica a trovare fondi per la sanità, la scuola, la transizione energetica. Una parte dell’opinione pubblica italiana continua a considerare questo tema come qualcosa di lontano, astratto, quasi un residuo della Guerra Fredda. Ma le tendenze fotografate in questo Rapporto raccontano l’esatto contrario: non stiamo osservando la fine di un’epoca nucleare, bensì l’inizio di una nuova, pianificata per durare fino alla fine del secolo e oltre.
È questo, forse, il dato più inquietante che emerge dalla nuova analisi: non tanto la cifra della spesa annuale, quanto la sua proiezione nel tempo. I documenti di bilancio degli Stati nucleari, per la prima volta raccolti in modo sistematico in un’unica pubblicazione, mostrano piani che si spingono fino al 2060, al 2085, persino oltre il 2100. Non si tratta di armi che verranno smantellate “quando le condizioni di sicurezza lo permetteranno”, come promesso da decenni nei discorsi ufficiali: si tratta di sistemi d’arma progettati, finanziati e costruiti per restare operativi per generazioni. Chi oggi decide di espandere questi arsenali sta scrivendo, senza consultarci, il futuro nucleare dei nostri figli e nipoti.
Ancora una volta vogliamo ribadire che tradurre questi dati in italiano non è un esercizio accademico o “per tecnici”. Ma significa portare la questione sulla soglia di casa nostra, in un Paese che ospita testate nucleari straniere sul proprio territorio senza che la maggioranza dei cittadini ne sia pienamente consapevole, né abbia mai potuto esprimersi nel merito. Le cifre di questo Rapporto, lette in inglese, restano appannaggio di analisti ed esperti di settore. Le stesse cifre, spiegate e contestualizzate in italiano, diventano qualcos’altro: la misura esatta di ciò che si sceglie di non fare (non costruire, non curare, non proteggere) per continuare a finanziare un arsenale che nessun Parlamento ha mai davvero messo in discussione con il proprio elettorato.
Colpisce, in questa nuova edizione, anche il ruolo sempre più esplicito delle aziende del settore: contratti pluriennali che si contano in centinaia di miliardi, utili in costante crescita, e un’attività di lobbying sempre più intensa nei confronti dei governi che dovrebbero, in teoria, rappresentare l’interesse pubblico e non quello industriale. È un meccanismo che si autoalimenta: più il sistema resta opaco, più diventa difficile interromperlo. Ed è proprio l’opacità (non la complessità tecnica) il principale ostacolo a un dibattito pubblico informato.
Per questo la trasparenza non è un dettaglio accessorio, ma la precondizione di qualunque cambiamento reale. Finché questi numeri resteranno confinati in dossier tecnici e in una lingua che gran parte dei cittadini non è tenuta a padroneggiare, il dibattito parlamentare italiano continuerà a muoversi tra formule vaghe su “deterrenza” e “obblighi verso gli alleati”, senza mai dover rispondere nel merito a una domanda semplice: quanto costa, davvero, e a chi conviene, questa scelta. Un documento chiaro, accessibile, in italiano, che mostra come la spesa nucleare globale continui a crescere anno dopo anno mentre altrove si tagliano fondi per il clima, la cooperazione internazionale, il welfare, toglie a chi ci governa l’alibi del “non sapevamo” o del “non potevamo dirlo diversamente”.
La nostra Rete Italiana Pace Disarmo da sempre ha avuto questa convinzione: che l’informazione, prima ancora della protesta, sia il primo atto politico possibile. Tradurre e diffondere questo Rapporto significa restituire ai cittadini gli strumenti per valutare autonomamente se la sicurezza promessa dalle armi nucleari giustifichi davvero il prezzo (economico, ma anche etico e democratico) che tutti, silenziosamente, stiamo pagando.
Solo chi conosce può scegliere. Solo chi vede con chiarezza può pretendere che le cose cambino. È tempo di ripensarci, davvero.
SCARICA QUI IL REPORT “PREMEDITATA: ESPANSIONE E SPESA DEGLI ARSENALI NUCLEARI”

Testi e dati tratti da:
“PREMEDITATED: NUCLEAR WEAPONS SPENDING IN 2025“
Co-autrici del rapporto: Alicia Sanders-Zakre e Susi Snyder (ICAN)
“INVESTING IN THE ARMS RACE: THE COMPANIES BUILDING NUCLEAR WEAPONS AND THEIR FINANCIERS”
Autrice principale: Alejandra Muñoz
Contributi di: Susi Snyder (ICAN)
Ricercatori principali: Alejandra Muñoz (PAX), Jim Sanchez (Profundo)
International Campaign to Abolish Nuclear Weapons @2026
Traduzione e impaginazione della versione italiana a cura di Francesco Vignarca (Rete Italiana Pace Disarmo) realizzata con il contributo del Consorzio CAES

