Rete Pace Disarmo: “Stop armi italiane agli Emirati Arabi, basta complicità con chi alimenta guerra in Sudan”
La RIPD chiede lo stop immediato all’export di armi italiane verso gli Emirati Arabi Uniti, direttamente coinvolti nel sostegno alle violente e sanguinarie Rapid Support Forces in Sudan. Negli ultimi 5 anni autorizzati quasi 650 milioni di euro di forniture militari italiane verso Abu Dhabi, diretto effetto della revoca dello stop parziale su alcuni sistemi d’arma voluta due anni fa dal Governo Meloni.
La Rete Italiana Pace Disarmo (coordinamento di oltre 60 realtà della società civile italiana attiva da sempre sui temi della pace, del controllo dell’export di armi, del disarmo umanitario) chiede al Governo italiano di sospendere immediatamente ogni esportazione militare verso gli Emirati Arabi Uniti. Non è più possibile ignorare il ruolo che le autorità emiratine hanno nella sanguinosa guerra civile in corso da mesi in Sudan: la filiera delle corresponsabilità deve essere interrotta.
Ormai sono numerose le prove (riportate da ricerche e Panel di esperti ONU, da inchieste di media internazionali come Reuters, BBC Associated Press, dalle testimonianze di ONG internazionali) che sottolineano con estrema chiarezza il sostegno diretto degli Emirati Arabi Uniti alle Rapid Support Forces (RSF). Cioè alla milizia che sta devastando il Sudan con attacchi a civili, a infrastrutture di base, ai convogli di aiuti umanitari e che sta anche utilizzando la fame come arma di guerra. Non si può più parlare del conflitto in Sudan senza affrontare i nodi delle complicità concrete di chi alimenta la guerra, direttamente o indirettamente.
Rete Pace Disarmo ha già chiesto, diffondendo di recente un appello alle autorità italiane ed europee, di attivarsi con iniziative concrete per fermare la strage in Sudan e aprire corridoi umanitari. Un primo passo che dovrà poi essere seguito dall’attivazione di un processo politico negoziale multilaterale reale. Ma questo processo non potrà mai essere credibile se si continuerà a rifornire di armi chi alimenta l’escalation militare.
Gli Emirati Arabi Uniti nel 2024 sono stati il 7° Paese destinatario di autorizzazioni all’export militare rilasciate ad aziende italiane con 294 milioni € di controvalore totale (Relazione al Parlamento 185/90). E non si tratta affatto di un episodio isolato o congiunturale: negli ultimi 5 anni il totale complessivo delle autorizzazioni italiane verso gli EAU sfiora 650 milioni di euro. Cifre documentate e significative che evidenziano una uno stabile e continuo flusso di vendita che pone l’Italia in una catena di possibile sostegno materiale alle RSF. Pur se non si conoscono tutti i dettagli delle commesse autorizzate (la richiesta di Rete Pace Disarmo al Governo è invece quella di diffondere ogni elemento in piena trasparenza) va sottolineato come tra le categorie di armamento autorizzate vi siano: armi automatiche, armi pesanti, munizionamento, bombe/razzi/missili, apparecchiature per la direzione del tiro, aeromobili, apparecchiature elettroniche, software. Tutte tipologie di materiali che possono essere facilmente triangolati o utilizzati dagli Emirati Arabi Uniti nelle filiere operative militari che giungono poi fino al conflitto sudanese.
Per questo ritenevamo e riteniamo sbagliata (con richiesta ora di ripristinarla con impatto più allargato) la scelta del Governo Meloni che nel 2023 ha riaperto – dopo lo stop stabilito da Governi precedenti anche grazie alla pressione della società civile – la possibilità di vendere alcuni tipi di sistemi d’arma agli Emirati Arabi Uniti. Una decisione politica e simbolica, non a caso chiesta e sostenuta da diverse voci della lobby favorevole al comparto industriale militare e che ha già prodotto effetti industriali diretti: nel febbraio 2025 è stato infatti firmato un accordo tra la controllata pubblica Leonardo spa e il conglomerato militare emiratino.
La richiesta di Rete Pace Disarmo è la stessa che molte reti e coalizioni internazionali stanno rivolgendo ai propri governi: non è possibile denunciare i massacri e la catastrofe umanitaria in corso Sudan e continuare a essere parte delle filiere militari e politiche che alimentano questa stessa guerra. L’Italia deve fermare subito ogni trasferimento di armi verso gli Emirati Arabi Uniti, cancellare le autorizzazioni già concesse che possano configurare una triangolazione verso il Sudan e chiedere con forza al governo di Abu Dhabi di interrompere qualsiasi sostegno a gruppi armati coinvolti nel conflitto.


