Nulla di meno che negoziati, sulle armi autonome

Nulla di meno che negoziati, sulle armi autonome

Gli Stati (nel corso delle recenti riunioni alla CCW di Ginevra) hanno concordato gli “elementi di uno strumento normativo” contro le armi autonome: ora devono trasformarlo in realtà

Dal 31 agosto al 4 settembre a Ginevra gli Stati si sono riuniti per discutere di armi autonome nell’ambito del Gruppo di Esperti Governativi (GGE) istituito dalla Convenzione su Certe Armi Convenzionali (CCW), il foro multilaterale che attualmente affronta il tema dell’autonomia nei sistemi d’arma. Questa era l’ultima occasione per gli Stati di sviluppare il testo che potrebbe costituire la base per i negoziati su un trattato sulle armi autonome, in vista della decisione sui prossimi passi che dovranno prendere alla Conferenza di Revisione della CCW di novembre.

L’incontro è arrivato a pochi giorni dal rinnovato appello lanciato dal Segretario Generale dell’ONU e dal Presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa, che hanno esortato gli Stati a “dar prova di coraggio politico e ad andare oltre le discussioni incrementali verso un’azione decisiva” su un quadro normativo per le armi autonome. Hanno sollecitato gli Stati a negoziare con urgenza uno strumento giuridicamente vincolante che stabilisca divieti e restrizioni rigorose, avvertendo che “la mancata adozione di misure rapide e decise costerà vite umane”.

I rischi posti dalle armi autonome non hanno fatto che intensificarsi nel corso dei tre anni di discussioni al GGE, durante i quali lo sviluppo e il dispiegamento di sistemi sempre più autonomi sono avanzati a ritmo serrato in assenza di qualsiasi regolamentazione specifica. La maggioranza degli Stati presenti al GGE riconosce questi rischi urgenti e la necessità di avviare i negoziati su uno strumento che li affronti. Nel primo giorno dell’incontro, l’Algeria, a nome del Gruppo Africano degli Stati, e il Brasile, a nome di un gruppo di 47 Stati, hanno pronunciato dichiarazioni congiunte confermando la loro disponibilità a procedere verso i negoziati sulla base dell’insieme di elementi che il GGE ha sviluppato per consenso nel corso del suo mandato. In una dichiarazione dall’aula, Stop Killer Robots ha rilevato i progressi significativi e le aree di convergenza riflesse nella bozza di rapporto del gruppo, in particolare su una caratterizzazione operativa delle armi autonome e sulle misure fondamentali necessarie a garantire un controllo umano significativo su questi sistemi e a rispettare il diritto internazionale. Stop Killer Robots ha elogiato gli sforzi del Presidente, l’Ambasciatore Robert in den Bosch dei Paesi Bassi, per aver mantenuto e valorizzato questi progressi come punto di partenza per i negoziati, pur osservando che questioni cruciali attualmente assenti dal testo, come il divieto dei sistemi d’arma autonomi antipersona, dovranno essere affrontate all’avvio dei negoziati.

Con il procedere dell’incontro, tuttavia, è divenuto chiaro che la minoranza di Stati contraria a norme giuridicamente vincolanti sarebbe stata disposta a tutto pur di indebolire questi elementi. Sebbene il mandato del GGE prevedesse solo cinque giorni di sessioni formali, le Alte Parti Contraenti hanno svolto un notevole lavoro anche in modalità informale durante le ore di pranzo e serali della settimana, momenti dai quali gli osservatori – incluse organizzazioni internazionali e regionali, mondo accademico e società civile – sono stati esclusi. Questa esclusione riflette una tendenza preoccupante nei fori multilaterali degli ultimi anni, in cui le discussioni sostanziali avvengono a porte chiuse e la partecipazione effettiva degli osservatori viene progressivamente erosa.

Nelle sessioni formali, un ristretto numero di Stati militarizzati (che sono anche fortemente investiti in questi sistemi) ha dichiarato la propria opposizione a diversi paragrafi del testo, riaprendo concetti che in alcuni casi erano stati faticosamente discussi, rivisti e generalmente accettati nel corso di diversi anni. Il 3 settembre è stata presentata una versione rivista della bozza di rapporto del gruppo, con l’eliminazione di elementi significativi, tra cui quelli relativi alle considerazioni etiche e ai concetti di affidabilità, prevedibilità, tracciabilità e spiegabilità. Gli Stati militarizzati si sono battuti duramente per queste cancellazioni, ora non più disposti ad accordarsi su alcuni elementi che in precedenza avevano ottenuto un ampio sostegno dalla maggioranza degli Stati presenti.

Le Alte Parti Contraenti hanno infine adottato un rapporto finale nelle prime ore di sabato mattina, ma al momento della stesura di questo testo non è ancora stato pubblicato. Il rapporto finale contiene ancora, incoraggiantemente, una caratterizzazione praticabile dei sistemi d’arma autonomi, il riconoscimento della necessità del giudizio e del controllo umano, misure fondamentali per attuare tale controllo, oltre all’affermazione che la responsabilità non può essere trasferita alle macchine. Queste misure dovrebbero offrire una protezione contro il rischio che i sistemi d’arma autonomi minino il diritto internazionale umanitario (DIU) esistente. È deludente che altri elementi, che proponevano divieti e restrizioni specifici sulle armi autonome, andando oltre i principi e i requisiti del DIU esistente, non siano risultati più incisivi – e continueremo a lavorare affinché tali requisiti siano riconosciuti e affrontati in altri fori. Ciononostante, qualsiasi area di disaccordo ancora esistente su questi elementi dovrà essere affrontata nel contesto dei negoziati, che non possono più essere rinviati.

Mentre gli Stati si preparano a decidere sui prossimi passi alla Conferenza di Revisione della CCW di novembre, questo insieme di elementi rimane comunque un punto di partenza sufficiente per i negoziati su uno strumento giuridico relativo alle armi autonome nei conflitti armati.

Il contesto globale di crescente autonomia nei sistemi d’arma, e il danno già derivante da uno sviluppo, una sperimentazione e un uso senza restrizioni, esige un’azione urgente. Se a novembre la CCW non concorderà di avviare i negoziati su uno strumento giuridico, allora coloro che vogliono mantenere un controllo umano significativo sull’uso della forza e impedire l’automazione dell’uccidere dovranno avviare i negoziati attraverso un foro che sia effettivamente in grado di agire. Gli Stati non devono permettere che il panorama umanitario e giuridico internazionale sia tenuto in ostaggio proprio da quegli Stati che promuovono queste armi. Gli Stati, le organizzazioni internazionali, la società civile e l’opinione pubblica più ampia devono farlo per proteggere le persone, per difendere principi fondamentali del diritto internazionale e per tracciare linee rosse collettive contro un futuro disumanizzato e pericoloso. Dobbiamo rendere chiaro ciò che la comunità internazionale e gli attori responsabili non possono accettare in un mondo sempre più automatizzato.

Le decisioni prese dagli Stati alla CCW non sono astratte: non sono meri dibattiti tecnici o giuridici. Queste discussioni hanno conseguenze reali sulla vita delle persone che vivono la guerra. Gli Stati riuniti alla CCW portano una grande responsabilità in questo momento cruciale. Nulla di meno che negoziati sarà sufficiente.