Mine antiuomo

Mine antiuomo

Matteo Mion, Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo

 

1997 – Convenzione sul divieto riguardante le mine antiuomo (APM Convention)

Prima della Convenzione di Ottawa l’uso di mine veniva regolato dal II Protocollo annesso alla Convenzione firmata a New York nel 1981 (Convenzione sulle armi disumane). Considerate le numerose lacune che, ad esempio, non permettevano alcun divieto o restrizione nella produzione di questo tipo di ordigni, diversi Paesi chiesero di introdurre ulteriori limitazioni sulla produzione e lo smaltimento degli stock.

Così dopo alcuni tentativi si giunse alla Convenzione di Ottawa, firmata nella città canadese il 3 dicembre 1997 per la messa al bando dell’uso, lo stoccaggio, la produzione ed il trasferimento di mine antipersona e per la loro distruzione (Convention on the Prohibition of the Use, Stockpiling, Production and Transfer of Anti-Personnel Mines and on Their Destruction), che esordisce nella parte iniziale del suo un preambolo con il seguente periodo: “Gli Stati Aderenti sono determinati a porre fine alla sofferenza ed agli incidenti provocati dalle mine anti-persona, che uccidono e feriscono centinaia di persone ogni settimana, perlopiù innocenti e civili senza difese e soprattutto bambini, impediscono lo sviluppo economico e la ricostruzione, inibiscono il rimpatrio dei rifugiati e degli sfollati all’interno di un Paese, e comportano ulteriori gravi conseguenze anni ed anni dopo il loro utilizzo”. In così poche righe è possibile percepire la gravità della presenza sul terreno di questa tipologia di mine, in grado non solo di nuocere alle persone uccidendole o menomandole irrimediabilmente, ma addirittura mettendo in crisi l’economia di un Paese, in quanto un terreno su cui sono presenti delle mine antiuomo diventa inutilizzabile per qualsiasi scopo.

Alla Convenzione di Ottawa hanno aderito ben 164 Stati, tra cui l’Italia; con la quarantesima adesione del settembre 1998 (Burkina Faso) è stata attivata la procedura per l’entrata in vigore sei mesi dopo della Convenzione. Gli ultimi Stati firmatari sono la Palestina e lo Sri Lanka, entrambi nel 2017. Questo gruppo include le Isole Marshall che hanno firmato il Trattato nel 1997, ma non lo ha ancora ratificato.

I Paesi non firmatari sono 33, tra i quali si annoverano: Cuba, USA, Cina, India, Nord Corea, Sud Corea, Laos, Micronesia, Mongolia, Myanmar, Nepal, Pakistan, Singapore, Tonga, Vietnam, Armenia, Azerbaijan, Georgia, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Russia, Uzbekistan, Bahrain, Egitto, Iran, Israele, Libano, Libia, Marocco, Arabia Saudita, Siria, Emirati Arabi Uniti. Tra questi sicuramente spicca il fatto che non abbiano ancora aderito al Trattato tre dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Cina, Russia e USA), così come altri importanti Paesi (India, Iran, Israele, Pakistan e Arabia Saudita) e Paesi in stato di conflitto perpetuo.

Il monitoraggio su quanto e come i Paesi aderenti alla Convenzione di Ottawa stiano ottemperando agli obblighi derivanti dai rispettivi Trattati è affidato proprio alla succitata Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine Terrestri (International Campaign to Ban Landmines). Essa è una coalizione di circa 1.000 organizzazioni presenti in 72 Paesi diversi che operano a livello locale, nazionale e internazionale avendo come scopo principale e comune quello di bandire l’uso delle mine terrestri, intese queste ultime non solo come mine antiuomo, ma anche anticarro e le munizioni cluster.

L’attività della Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine Terrestri consiste essenzialmente nell’incoraggiare i Governi degli Stati aderenti alla Convenzione di Ottawa ad ottemperare il più possibile agli obblighi derivanti dai Trattati in questione e sensibilizzare gli Stati che ancora non hanno aderito a tali Convenzioni a seguire al più presto questa direzione. La Campagna Internazionale, che sostanzialmente opera attraverso l’attività delle singole Campagne Nazionali, affronta il problema delle mine a largo raggio, vale a dire considerando le problematiche che direttamente e indirettamente derivano dall’utilizzo delle mine e che finiscono per condizionare fortemente i propositi di sviluppo, soprattutto economico, di un paese, con una particolare attenzione ai diritti umani, ai diritti dei bambini, al problema dei rifugiati e agli aiuti medici e umanitari. La suddetta attività di monitoraggio permette, attraverso dei reports annuali predisposti da un team costituito da professionisti provenienti principalmente dalla coalizione delle organizzazioni che operano nella Campagna Internazionale contro le Mine Terrestri, di conoscere lo stato delle attività che i singoli Paesi Parte pongono in essere al fine di adempiere agli obblighi che derivano dal Trattato in questione. Fra queste attività ricordiamo quella di sminamento, di informazione sul rischio mine, azione contro le mine, supporto all’azione contro le mine, assistenza medica alle vittime. In verità, il monitoraggio è su ampia scala, nel senso che ricomprende anche quegli Stati che non hanno ancora aderito alle Convenzioni internazionali: questo al fine di garantire una considerazione oggettiva e globale sul “problema mine”.

LANDMINE MONITOR 2023

UTILIZZO

Per quanto riguarda l’attività di monitoraggio il “Landmine Monitor 2023” riporta l’uso di mine antiuomo, nel periodo che va dal 2022 alla prima metà del 2023, da parte dell’Ucraina, Stato parte della Trattato, e il Myanmar e la Russia, che al contrario non ne fanno parte. Oltre a ciò, si registrano almeno in cinque contesti nazionali l’utilizzo da parte di gruppi armati non-statali (NSAGs), più precisamente in Colombia, India, Myanmar, Thailandia, e Tunisia. Ad aggiungersi, si registra un nuovo utilizzo attribuito a NSAGs in paesi nella regione del Sahel in Africa.

PRODUTTORI

La lista dei produttori di mine antiuomo nel 2023 annovera 12 Stati, tutti questi Paesi non sono parte del Trattato. Nel dettaglio sono: Armenia, Cina, Cuba, India, Iran, Myanmar, North Korea, Pakistan, Russia, Singapore, Corea del Sud e Vietnam.

SMALTIMENTO STOCK

Dei 164 Stati parti del Trattato per la messa al bando delle mine antiuomo, 94 Stati hanno ufficialmente completato la distruzione dei propri stock nazionali di mine antiuomo, distruggendo un totale di 55 milioni di mine. Mentre un totale di 66 Paesi detiene ancora mine antiuomo per training e fini di ricerca. Due di questi Stati, precisamente Bangladesh e Finland, detengono più di 12.000 mine ognuno, mentre altri 23 Stati ne possiedono più di 1.000 mine ciascuno.

L’IMPATTO SULLE VITTIME

Nel 2022, sono state registrate almeno 4.710 vittime di mine o di residui bellici esplosivi (ERW), dei quali 1.661 morti e 3.015 feriti. Delle vittime registrate l’85% era composto da civili, dei quali a loro volta la metà erano bambini. Nel 2022, mine o ERW sono stati identificati in 49 Stati e in altre due aree. Di questi, 37 erano Stati parti del Mine Ban Treaty. Dove si è registrato il più alto numero di vittime annuali per il terzo anno di fila è la Siria (Stato non parte del Trattato, dove si sono avute 834 vittime), seguito dall’Ucraina con 608 vittime, poi Yemen e Myanmar con più di 500 vittime.

PRESENZA DI MINE

Almeno 60 Stati e altre aree sono contaminati da mine antiuomo. Questo include 33 Stati parti con l’obbligo di pulizia di queste sancito dall’articolo 5 del Trattato per la messa al bando delle mine antiuomo, in aggiunta a 22 Stati non parte e 5 ulteriori aree.

PULIZIA

Gli Stati parti del Trattato riportano di aver ripulito nel 2022 un totale di 219,31 km2 di territorio contaminato da mine antiuomo, attraverso la distruzione di 169.276 mine antiuomo. Con la Cambogia e la Croazia come Stati in testa a questa particolare classifica, ripulendo un totale di più di 128,67 km2 di terra e distruggendo 14.815 mine antiuomo.

Tutti i dati sopra riportati sono ottenuti dal report annuale di Landmine monitor e da questi dati possiamo comprendere quanto il problema delle mine antiuomo sia un problema globale e non ancora completamente risolto, nonostante i numerosi passi in avanti che vengono compiuti ogni anno dagli Stati parte del Trattato per la messa al bando delle mine antiuomo e dalle organizzazioni della società civile, che compiono un ruolo fondamentale affinché il mondo possa superare la piaga delle mine antiuomo e delle numerosissime vittime che producono ogni anno.