ZeroArmi ricostruisce il rapporto tra le banche italiane e l’industria della difesa
La seconda edizione di ZeroArmi aggiorna e amplia la mappatura dell’esposizione delle maggiori banche italiane al settore degli armamenti. Valutiamo il coinvolgimento del mondo finanziario con l’industria militare per favorire pratiche positive da parte del settore bancario. Il progetto è realizzato da Rete Italiana Pace e Disarmo in collaborazione con Fondazione Finanza Etica.
La spesa pubblica per la difesa continua a crescere: tra il 2020 e il 2025 l’incremento a livello di Unione europea è del 62,8%. E gli indirizzi politici degli ultimi anni invitano esplicitamente i capitali privati a muoversi in questa direzione, anche rivedendo i confini della finanza Esg (cioè basata su criteri ambientali, sociali e di governance). Di fronte a questo trend evidente, è lecito che un risparmiatore o una risparmiatrice si domandi se, e quanto, la banca a cui ha affidato il suo denaro sostenga la produzione, il commercio e l’export di armamenti.
L’unico strumento che ad oggi può dare una risposta d’insieme è ZeroArmi. Il progetto nasce da Fondazione Finanza Etica e Rete Italiana Pace Disarmo proprio con l’obiettivo di analizzare il grado di coinvolgimento delle principali banche italiane nel settore. La seconda edizione, ampliata rispetto alla precedente, è stata pubblicata il 24 febbraio 2026.
Il metodo con cui ZeroArmi ha esaminato le 24 maggiori banche italiane
L’edizione 2025 di ZeroArmi allarga il perimetro delle banche esaminate: non sono più undici ma ventiquattro, selezionate sulla base dei flussi di cassa 2023/2024. Per ciascuna di esse, la ricerca utilizza una matrice di valutazione strutturata su tre aree: partecipazioni azionarie in aziende del comparto bellico, finanziamento ad aziende o a specifici programmi di sviluppo militare e servizi finanziari connessi all’export e alla vendita di armamenti.
Per ciascun criterio il report assegna un punteggio. Si parte da 0 quando il coinvolgimento è nullo per arrivare a 1 quando il coinvolgimento è pieno e senza alcuna trasparenza. Fra i due estremi ci sono vari punteggi intermedi, determinati sia dall’entità del coinvolgimento sia dalla presenza di documentazione oggettiva e dalla disponibilità a fornire dettagli. Il risultato, dunque, è facilmente interpretabile: più è basso il punteggio finale aggregato, più la banca è distante dal settore delle armi.
L’analisi, dunque, si concentra sulle relazioni finanziarie dirette senza entrare nel dettaglio dei fondi o dei prodotti d’investimento collocati alla clientela. Rispetto all’anno precedente, però, c’è una novità: un’analisi sistematica delle policy di investimento. Così facendo, ZeroArmi riesce anche a restituire uno spaccato sulle linee guida adottate dagli istituti, senza esaminare la composizione dei singoli portafogli che varia frequentemente e quindi rischia di non essere attendibile. Questa dimensione non contribuisce al punteggio complessivo.
Banche italiane e armamenti: il quadro è molto eterogeneo
Leggendo i risultati, la prima cosa che salta all’occhio è quanto siano eterogenei. L’unico istituto che incassa un punteggio pari a 0, a indicare l’assenza di qualsiasi coinvolgimento diretto o indirtto con l’industria militare, è Banca Etica. Buona parte degli istituti esaminati si colloca in una fascia intermedia in cui – spiega il report ZeroArmi – «l’esposizione al settore degli armamenti non è né occasionale né pienamente strutturata. In questi casi, il punteggio riflette spesso la presenza di specifiche linee di business, partecipazioni indirette o scelte operative che risentono dell’evoluzione del contesto normativo e di mercato».
L’attività di engagement con le banche italiane per ZeroArmi
I ricercatori hanno dato il via all’analisi consultando le fonti pubbliche. Fonti che sono tutt’altro che semplici da reperire e incrociare. Ad oggi, il principale presidio normativo di trasparenza in questo ambito resta la legge 185/90 sul commercio di armamenti. Il testo, infatti, prevede la trasmissione annuale al Parlamento di una Relazione con i dati sulle operazioni autorizzate e sui soggetti finanziari coinvolti. È da questa preziosa base informativa che prende avvio anche il lavoro di ZeroArmi. Si tratta però di uno strumento non sempre di immediata lettura, utile a cogliere alcune tendenze ma insufficiente, da solo, a ricostruire in modo completo le relazioni finanziarie legate al settore.
In più, ZeroArmi non è soltanto una ricerca documentale. Una parte fondamentale sta nel lavoro di engagement. I ricercatori si sono messi in contatto con gli istituti di credito esaminati, hanno chiesto documentazione aggiuntiva e hanno fissato decine di incontri per discutere i dati emersi. Dei ventiquattro gruppi bancari studiati, sedici (cioè i due terzi del totale) hanno partecipato all’engagement. Otto gli accordi di riservatezza che sono stati firmati, permettendo così di accedere a informazioni aggiuntive più dettagliate. Ne ha guadagnato la qualità dell’analisi, perché è stato possibile compensare – almeno in parte – quell’opacità informativa che caratterizza il settore degli armamenti.
Articolo di presentazione del Report uscito su Valori a cura di Valentina Neri
